Stai aspettando il tuo turno in ufficio postale, oppure scorri l’app di Poste, e ti compare la promessa di un buono che “rende”. La domanda arriva subito, quanto rende davvero e soprattutto se esiste davvero un “nuovo” prodotto da non lasciarsi scappare. La risposta, in realtà, è più lineare: si parla dei Buoni Fruttiferi Postali, strumenti di risparmio emessi da Cassa Depositi e Prestiti, collocati da Poste Italiane e garantiti dallo Stato.
Quanto rendono oggi
I rendimenti dei BFP dipendono dalla durata e, come accade per molti prodotti di risparmio, premiano chi lascia il capitale fermo più a lungo.
Per i buoni ordinari, i riferimenti più citati sono questi:
- 1% dopo 3 anni
- 1,50% dopo 6 anni
- 2,25% dopo 9 anni
- 3% dopo 12 anni
- 2,50% a 20 anni
Il dato che attira più attenzione è il 3% al dodicesimo anno, mentre il buono ordinario ventennale cresce nel tempo fino al 2,50% a scadenza. Per i buoni dedicati ai minori, il rendimento può arrivare fino al 5%, ma solo rispettando le condizioni previste fino alla scadenza.
I vantaggi da conoscere bene
I BFP restano popolari perché uniscono semplicità e alcune agevolazioni concrete:
- tassazione al 12,5% sugli interessi
- nessuna commissione di sottoscrizione o gestione
- esenzione dall’imposta di successione
- imposta di bollo dello 0,20% annuo per importi superiori a 5.000 euro
C’è poi un aspetto pratico che molti risparmiatori apprezzano: il rimborso può essere chiesto in qualsiasi momento. Però bisogna fare attenzione a un dettaglio decisivo, se riscatti il buono prima di 12 mesi, non maturi interessi.
Il chiarimento sul “nuovo buono”
Qui nasce spesso la confusione. Nel 2026 non risulta un nuovo buono fruttifero speciale legato a collezionismo, bonus o iniziative simili. Spesso si mescolano due cose diverse, i BFP, che sono investimenti, e il Bonus Cultura, che è un credito da spendere e non genera rendimento finanziario.
Come capire se fa per te
Chi usa davvero questi strumenti, dai piccoli risparmiatori alle famiglie prudenti, di solito controlla tre elementi prima di firmare:
- orizzonte temporale, quanti anni puoi lasciare fermo il denaro
- rendimento netto, non solo quello pubblicizzato
- foglio informativo ufficiale, perché le condizioni possono cambiare nel tempo
I buoni possono essere sottoscritti da residenti in Italia, in ufficio postale o online. Inoltre, entro i limiti previsti dalla normativa vigente, fino a 50.000 euro per nucleo familiare non concorrono al calcolo dell’ISEE. Per chi cerca uno strumento facile da capire, con costi bassi e regole chiare, restano un’opzione concreta, purché si scelga la durata giusta e si legga sempre la documentazione aggiornata.




