C’è un momento in cui un fastidio ai denti smette di essere “solo un fastidio” e diventa una piccola ansia quotidiana. Ci pensi mentre bevi qualcosa di freddo, mentre mastichi, mentre rimandi l’appuntamento perché “adesso non posso”. Il Bonus Dentista 2026 nasce proprio per questo: togliere di mezzo, almeno per alcune persone, l’ostacolo economico che spesso fa procrastinare le cure.
Cos’è davvero il Bonus Dentista 2026 (e perché cambia da regione a regione)
Quando si parla di Bonus Dentista, non si intende un unico voucher nazionale uguale per tutti. In pratica è un insieme di agevolazioni odontoiatriche garantite dal Servizio Sanitario e dai programmi regionali, con prestazioni gratuite o a tariffe ridotte per chi rientra in determinate condizioni di reddito o di salute.
Il punto chiave è questo: le regole sono regionali, quindi requisiti e coperture possono cambiare anche parecchio.
Chi ne ha diritto: le categorie che contano davvero
Qui conviene ragionare per “porte di accesso”. Se ne apri almeno una, puoi avere diritto alle cure.
1) Famiglie con ISEE basso
È la casistica più comune e, spesso, più facile da verificare.
- Bambini fino a 6 anni: in presenza di ISEE sotto 36.151,98 €, in diversi contesti regionali sono previste cure gratuite.
- In molte regioni si trovano soglie tipiche come:
- ISEE < 8.000 €: accesso a prestazioni gratuite.
- ISEE tra 8.000 e 20.000 €: compartecipazione (ticket o quota ridotta), soprattutto per prestazioni più costose, per esempio alcune protesi.
2) Vulnerabilità sanitaria (spesso indipendente dal reddito)
Qui l’idea è semplice: alcune condizioni cliniche rendono le cure odontoiatriche non rimandabili. In questi casi l’accesso può essere gratuito anche senza limiti ISEE, perché la priorità è la salute.
Rientrano di frequente:
- disabilità riconosciuta (ad esempio Legge 104),
- patologie croniche gravi,
- malattie rare,
- malformazioni congenite,
- gravidanza (in specifici percorsi),
- situazioni di fragilità come tossicodipendenza seguita dai servizi.
3) Requisiti “speciali” fissati dalle regioni
Qui arrivano le differenze più interessanti.
Esempi ricorrenti:
- Veneto: over 64 con ISEE < 36.151,98 €, con un contributo (es. 200 €) per protesi in determinati percorsi.
- Lombardia: in alcuni programmi, minori fino a 14 anni con prestazioni gratuite.
4) Residenti con prescrizione SSN in percorso di vulnerabilità
In generale, chi è residente in Italia e viene inserito in un percorso di vulnerabilità sociale o sanitaria tramite prescrizione può accedere alle strutture pubbliche o accreditate secondo le regole locali.
Quali prestazioni copre: cosa aspettarsi (e cosa no)
Le prestazioni più spesso incluse nelle agevolazioni riguardano la cura, non l’estetica. In concreto:
Incluse frequentemente
- visita odontoiatrica e controlli,
- radiografie endorali,
- ablazione del tartaro e rimozione corpi estranei,
- estrazioni,
- interventi parodontali o ricostruttivi,
- otturazioni (spesso su molari e premolari),
- protesi fisse o mobili (talvolta con rimborso parziale o quota a carico dell’assistito).
Di solito escluse
- prestazioni estetiche (sbiancamenti, faccette non necessarie, trattamenti puramente cosmetici).
In mezzo c’è una terza via: il Dentista Sociale, cioè studi privati aderenti con tariffe calmierate. Non è “gratis”, ma spesso rende sostenibile ciò che altrimenti sarebbe fuori portata.
Come usarlo: la procedura in 3 mosse (senza perdere tempo)
Ecco il percorso più lineare, quello che funziona nella maggior parte dei casi.
Fatti fare la prescrizione
Vai dal medico di base, dal pediatra o da uno specialista del SSN: la prescrizione deve indicare la necessità della terapia odontoiatrica. È il primo tassello burocratico, ma anche quello che ti “apre la porta”.Prenota tramite CUP
Al CUP (o tramite canali regionali online) porta:
- tessera sanitaria,
- documento d’identità,
- ISEE aggiornato (se richiesto),
- eventuale documentazione su disabilità o patologia.
- Eroga la prestazione
A quel punto accedi a cure gratuite o con ticket ridotto in strutture SSN o accreditate. Se previsto, l’ASL può indicarti anche elenchi di studi convenzionati o percorsi di odontoiatria sociale.
Se vai dal privato: l’alternativa della detrazione
Se non rientri nei requisiti o hai urgenza, resta una strada utile: la detrazione IRPEF del 19% sulle spese odontoiatriche, oltre la franchigia di 129,11 €, da inserire nel 730 (quadro E). Serve il pagamento tracciabile (carta, bonifico) e la documentazione corretta per prestazioni come ortodonzia, protesi e interventi.
La regola d’oro per non sbagliare
Il Bonus Dentista 2026 esiste, ma “vive” nelle regole locali. Il consiglio più pratico è uno solo: verifica sempre sul sito della tua ASL o chiedi al CUP, perché la cornice nazionale si intreccia con la tua regione, e lì si decide davvero se paghi zero, poco, o una quota. E quando lo scopri, spesso è un sollievo immediato, come togliere pressione a un dente che finalmente smette di pulsare.




