C’è un momento, mentre scorrono i pacchi e la musica sale, in cui viene spontaneo pensare: “Ok, ma loro quanto ci guadagnano davvero?”. Me lo sono chiesto anch’io, più di una volta, perché in TV tutto sembra enorme, invece spesso i numeri reali sono molto più… terrestri.
Il punto di partenza: pacchi, luci e gettoni d’oro
Una delle cose che sorprende di più è che i pacchisti non vengono pagati “a sensazione” o in base a quanto vale il pacco che tengono in mano. Il compenso è fisso: circa 50 euro lordi a puntata (per le edizioni più recenti, 2025-2026), e viene erogato in gettoni d’oro.
Sì, proprio così: non un bonifico immediato, ma un meccanismo che porta poi a un passaggio ulteriore, la conversione in denaro. Ed è lì che iniziano le sottrazioni.
Quanto resta davvero ai pacchisti (spoiler: meno di quanto sembra)
I 50 euro “scritti” non sono quelli che finiscono in tasca. Le due principali trattenute sono:
- tassazione alla fonte, di solito intorno al 20-22%
- costo di conversione dei gettoni, mediamente attorno al 5% (può variare in base a canale e quotazioni)
Facendola semplice, su 50 euro lordi:
- 10-11 euro possono andarsene in imposte
- circa 2-3 euro possono finire nella conversione
Alla fine, il netto realistico si riduce a circa 35-38 euro a puntata. Ed è un dato che cambia il modo in cui guardi quelle facce in studio: non sono lì “per arricchirsi” puntata dopo puntata, ma per vivere un’esperienza televisiva e, magari, sperare in qualcosa di più.
E quel “qualcosa di più” esiste?
Sì, ma è raro. In alcune dinamiche di gioco, se nei primi pacchi esce Gennarino, può attivarsi un jackpot che arriva fino a 50.000 euro. È l’eccezione che fa brillare gli occhi, non la regola su cui fare affidamento.
Il vero sogno dei pacchisti
C’è poi un dettaglio che spesso sfugge: i pacchisti possono diventare concorrenti. Quando viene estratta la loro regione, possono passare dal ruolo “di contorno” a quello centrale, con accesso al montepremi pieno.
E i concorrenti? Nessun fisso, solo rischio e premio
Qui la situazione è diversa: i concorrenti non hanno un compenso fisso “di presenza”. La loro remunerazione coincide con ciò che vincono, e può teoricamente andare da 0 a 300.000 euro lordi.
Nella pratica, però, chi segue il programma con attenzione lo nota: le vincite più comuni tendono a essere molto più “realistiche”. Le stime più ricorrenti parlano di una media che spesso si colloca tra 10.000 e 30.000 euro lordi, con una fascia frequente tra 15.000 e 25.000. Alcune stime alternative restringono ancora, indicando anche 5.000-20.000 come intervallo tipico.
E poi arrivano, di nuovo, le trattenute.
Quanto vale una vincita, dopo tasse e conversione?
La logica è la stessa: 20-22% di imposte più circa 5% per la conversione. Per dare un’idea concreta, ecco una simulazione semplice:
| Vincita lorda | Imposte (20-22%) | Conversione (5%) | Netto indicativo |
|---|---|---|---|
| 100.000 € | 20.000-22.000 € | 5.000 € | 73.000-75.000 € |
Quindi sì, la cifra resta importante, ma è diversa dall’effetto “wow” del numero sparato in studio.
La “verità” in una frase, senza magia
La verità è che ad Affari Tuoi i pacchisti guadagnano poco per puntata (circa 35-38 euro netti su base fissa), mentre i concorrenti possono vincere cifre anche alte, ma con risultati medi più spesso compresi tra 10.000 e 30.000 euro lordi, e con un netto ridotto da imposte e conversione.
E un ultimo dettaglio, che secondo me conta: non esistono dati Rai pubblicati nero su bianco con ogni decimale. Queste cifre sono stime accreditate e ricorrenti in articoli specializzati, plausibili e coerenti con le regole note, ma soggette a variazioni (norme fiscali, regolamenti, modalità di conversione). Insomma, il gioco resta spettacolo, ma i numeri, quelli veri, hanno sempre i piedi per terra.




