Apri il cassetto dei documenti di casa, confronti una vecchia planimetria con quello che vedi oggi e salta fuori una veranda, un tramezzo spostato, un locale usato diversamente da come risulta in Comune. È proprio qui che le nuove regole collegate alla Legge di Bilancio 2026 e al disegno di legge delega sul Codice dell’edilizia diventano importanti. La novità, però, va capita bene: non è un condono generalizzato, ma un percorso più semplice per regolarizzare alcuni abusi minori o storici.
Sanatoria sì, condono no
La distinzione è decisiva. Il condono chiudeva in modo straordinario molte situazioni anche pesanti, entro limiti fissati dalla legge. La sanatoria, invece, riguarda opere che possono essere rese legittime perché compatibili con le regole urbanistiche o tecnicamente adeguabili.
Nella pratica, i tecnici controllano sempre tre cose: titoli edilizi esistenti, stato reale dell’immobile e dati di Comune e catasto. Quando questi elementi combaciano, o possono essere allineati, la pratica ha più possibilità di andare a buon fine.
Cosa si può regolarizzare
Le norme puntano soprattutto su:
- Difformità minori e storiche, in particolare quelle realizzate prima del 1967, se dimostrabili e conformi alle regole applicabili.
- Abusi formali sanabili, con procedure più snelle in presenza di adeguamenti tecnici o messa in sicurezza.
- Immobili già oggetto di vecchi condoni del 1985, 1994 o 2003, ma solo se la pratica è stata chiusa in modo definitivo e il titolo in sanatoria è stato rilasciato.
Anche le sanzioni vengono rese più prevedibili, con importi che possono partire da 516 euro nei casi più semplici e salire, per irregolarità più rilevanti, fino a fasce superiori che variano secondo il caso concreto.
Cosa resta fuori
Non diventano sanabili:
- gli abusi in aree vincolate dal punto di vista paesaggistico o ambientale, se la legge non ne consente la regolarizzazione;
- gli interventi di entità tale da risultare non compatibili con la disciplina vigente;
- le situazioni per cui manca del tutto la possibilità giuridica di rilascio del titolo.
Bonus edilizi, ma solo dopo
Il passaggio chiave è questo: prima si regolarizza, poi si accede ai bonus edilizi.
| Bonus | Misura indicativa | Condizione |
|---|---|---|
| Ristrutturazioni | 50% fino a 96.000 euro per abitazione principale, 36% negli altri casi | Immobile regolare |
| Bonus mobili | 50% fino a 5.000 euro | Collegato a intervento ammesso |
| Ecobonus e Sismabonus | aliquote variabili | Requisiti tecnici e stato legittimo |
Un controllo con un professionista resta il passo più utile, soprattutto perché i Comuni dovrebbero chiudere molte pratiche pendenti entro il 31 marzo 2026. Se c’è una difformità, affrontarla prima dei lavori spesso evita blocchi, spese inutili e sorprese quando si prova a vendere o ristrutturare.




